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  • Anna Stellari

Praticare il fallimento

Inizierei con il dire che il fallimento ‘’fa bene’' per tutta una serie di motivi.

Le esperienze fallimentari, in vari ambiti, fanno emergere risorse che non si conoscevano, temprano il carattere e forzano la ricerca, o in alcuni casi la creazione, di soluzioni alternative.


Non a caso molti degli insegnamenti che ci portiamo dietro derivano da quelli che definiamo come i nostri momenti peggiori.


Tra le tante cose che non ci delineano perfettamente ma in qualche modo ci definiscono, possiamo dire di essere la risultante della serie ripetuta e diversificata di fallimenti compiuti nel corso del tempo.


Ma chi è la persona che cerca volutamente di sbagliare per trarne i benefici?

Penso che ognuno di noi fa il possibile per evitare in tutti i modi di fallire, sarebbe umanamente assurdo il contrario.

(Piccola eccezione per l’auto-sabotaggio ma di questo ne parliamo in un altro articolo)


Quello che vorrei suggerirti è di praticare il fallimento regolarmente attraverso una piccola attività.


Qualsiasi sia la tipologia di attività che sceglierai, va bene. Cucinare, correre, dipingere, suonare l’ukulele, praticare lo yoga della risata, leggere l’aramaico, scrivere con l’altra mano, camminare bendati, qualsiasi cosa.

Non è importante l’attività in sé quanto le due caratteristiche che quest’ultima deve avere:

-deve essere qualcosa che almeno idealmente ti piaccia, ti affascina, ti incuriosisce

-deve essere qualcosa nella quale sai di essere completamente negato.


Io ho scelto la verticale.

Ogni volta che vedo immagini di qualcuno che fa una verticale resto incantata. Mi piace l’idea che il corpo umano sia capace di auto-sorreggersi in quel modo e che si possa fisicamente vedere il mondo sotto sopra per qualche instante.

Detto questo non ho equilibrio, non ho forza nelle braccia, non sono minimamente elastica o portata per un’attività del genere.

Lo faccio da un pò e non c’è nemmeno un accenno visibile di progresso. Fantastico.


Fallire, ogni volta che provo a fare la mia verticale, mi insegna tanto.


Mi insegna a praticare la pazienza verso qualcosa che con va come vorrei.


Mi insegna a cercare e a gioire di quel progresso che, come ti dicevo, non è visibile ma esiste a livello impercettibile.


Mi riporta ad una misura del tempo che ad oggi non vedo spesso, la lentezza, con tutti i benefici che ne conseguono.


Mi ricorda che sono ‘frangibile’ e che ho dei limiti oggettivi, ma questi non possono essere una scusa per non fare ciò che voglio.


Mi insegna a praticare l’autoironia, che mette al suo posto il mio ego.


Mi insegna a chiedere aiuto per essere sorretta, non solo con i piedi in sù.


Mi insegna ad andare avanti, comunque andrà.


Mi insegna che ho sempre da imparare, ogni giorno, su qualsiasi cosa.


Mi insegna ad essere più gentile con me stessa e a chiedere scusa quando non lo sono con gli altri.


Mi insegna a focalizzarmi sul mio obiettivo e a staccarlo dal risultato finale.


Mi insegna che ‘’la fine’’ è solo il punto in cui dico ‘’basta’’ e cerco di dirlo sempre meno.


Scegli bene la tua attività ed inizia a fallire,

spero ti porti molto di più di quello che sono riuscita a scrivere.

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    These mountains that you are carrying, you were only supposed to climb.

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