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  • Anna Stellari

I paragoni ai tempi dei social

Se ti sei trovato a guardare il profilo di qualcuno chiedendoti perché la tua casa, i tuoi viaggi , il tuo cane, le tue tazze da caffè , i tuoi amici o più semplicemente la tua vita non è così perfetta sappi che questa è la dimostrazione che sei ancora un essere umano. 





Come tale, per quanto tu sappia razionalmente che quello che vedi è filtrato a tal punto da rendere tutto eccezionale, è comunque troppo facile trovarsi nella trappola dei paragoni.

Inevitabilmente quello che vediamo ci influenza in maniera lenta quanto profonda e di questo ci facciamo davvero poca attenzione. 


Ci paragoniamo, senza tregua e senza esserne completamente consapevoli, a situazioni e persone di tutte le tipologie. 


Lo facciamo camminando, parlando, lavorando ma quando lo facciamo davanti ad uno schermo la situazione si complica.


Si complica perché paragoniamo i momenti di gloria delle altre persone con i sacrifici della nostra vita quotidiana e questo è un confronto in cui ne usciamo sempre perdenti. 


Paragoniamo le nostre occhiaie al loro trucco, il nostro lavoro ai loro viaggi e la loro serenità alla nostra tristezza e così facendo non possiamo che sentirci dalla parte sbagliata del mondo.

 

In realtà quello che facciamo è un confronto iniquo ed assurdo e vorrei farti capire quanto. Immagina di fare una chiamata ad un tuo amico che vive oltre oceano e sentirti invidioso perché mentre lui ha ancora una giornata intera davanti a se, per te è quasi ora di andare a letto. Follia. 


Stiamo paragonando due cose che non stanno sullo stesso piano, e questo è davvero ingiusto.


Inoltre non ci rendiamo conto, in quei momenti, che quello che vediamo è la parte bella, quella che fila, che funziona, quella che ci sforziamo di mostrare anche noi attraverso lo schermo, ma che non rappresenta la totalità delle cose che succedono. 


Ci può essere una capacità più avanzata da parte di qualcuno nell’abbellire ció che appare, ma si abbellisce una vita che è storta per tutti. Tutti, nessuno escluso. 


Lo sappiamo, penso e spero che ognuno di noi lo sappia già, ma lo dimentichiamo perché quello che vediamo è ‘davanti’ ai nostri occhi ed è difficile non crederci.


Un po’ come le illusioni ottiche. Tu sai come funziona, sai che non è reale ma è solo una risposta specifica della mente davanti ad inclinazioni particolari della superficie, eppure difronte a quelle figure, stentiamo a crederci. 


Questo è quello che vediamo, illusioni ottiche.


Tutte le volte in cui ti ritroverai ancora a pensare ‘ma la sua vita è davvero perfetta’ ricordati delle illusioni ottiche, delle resistenza che fa il cervello ad accettarle come tali, e di quello che realmente sono. 


Ti auguro di vedere tramonti così belli da farti dimenticare di avere un telefono per poterli fotografare. 

Ti auguro di goderti così tanto quel momento di pura imperfezione da non volerlo cambiare con nessun surrogato meglio confezionato. 


La perfezione non esiste. Se esistesse però , penso che rientrerebbe nella categoria che meglio la potrebbe rappresentare: la banalità. 

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    These mountains that you are carrying, you were only supposed to climb.

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