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  • Anna Stellari

Caro 2019

Sono 364 i giorni trascorsi ed è solo uno il momento che vorrei raccontarti.



Premessa: Faccio colazione con i pancake di ceci quasi tutte le mattine da ormai qualche anno. Farina di ceci, acqua e cacao amaro, niente di più semplice.


Quel giorno, chissà per quale strano motivo, ho versato sulla farina l’acqua calda e non a temperatura ambiente come faccio sempre. Mescolando ho visto che c’era qualcosa che non funzionava, ma ho continuato a mescolare. Quella ricetta, così semplice, fatta in 3 minuti ogni mattina era diventata uno grumo unico impossibile da sciogliere.


(Più tardi avrei scoperto che questo è l’effetto dell’acqua calda con il cacao)


Caro 2019, so cosa stai pensando: “con tutte le cose che potresti raccontarmi, rinfacciarmi, ricordarmi ti sei bloccata sulla farina?’’ Si, proprio su quella. Inoltre, ti chiederei di leggere avendo con me quello che io ho avuto nei tuoi confronti per tutto il tempo trascorso insieme: pazienza.


Pazienza, la stessa avuta con il grumo di farina quel giorno. Sai bene come continua la storia, ma ti rinfresco la memoria. Ho deciso di non buttare il composto, di prendere colino e ciotola e ho iniziato a filtrare, filtrare e filtrare.


Ho perso un polso per cercare di tirare fuori qualcosa di liquido da uno composto che era diventato semi solido e solo scrivendolo mi rendo conto dell’assurdità compiuta.

Se questa assurdità l’avessi fatta solo con la farina probabilmente non starei qui a raccontarlo. Ma la verità è che ho provato a farlo con persone, con avvenimenti e con situazioni di diverse. Ho provato a filtrare, mescolare e tirare fuori il meglio da quello che è successo. Ma ‘di meglio’ non c’era nulla.

Il liquido che sono riuscita ad ottenere dal mio solido grumo l’ho usato come base e ho aggiunto ancora farina, cacao e acqua.


Anche questo è tipico di me. Se vedo una mancanza ho la buona presunzione di poterla colmare mettendoci del mio, impegnandomi di più, migliorando quello che trovo. Funziona, ma non sempre. Ho poi la cieca testardaggine di andare avanti e i pancake si sono attaccati alla padella e mi è passata la fame, ma sopratutto la voglia.


Caro 2019, mi sono tanto arrabbiata con te. Mi hai preso di mira, mi hai sopravvalutata e allo stesso tempo non me ne hai concessa una, ma ti dirò, non saró stata una compagna di viaggio facile neanche io. Hai fatto di tutto per dimostrarmi cosa fare e ho ripetutamente deciso di non ascoltare.


Ho scioperato davanti all'evidenza e questo non ha aiutato né te né me.


Ho pensato in più momenti che fosse uno scherzo organizzato molto bene e riuscito ancora meglio. Non lo era.


Ogni volta che il grumo aumentava ho sempre provato a mescolare più forte e non mi sono mai concessa il lusso di buttare via tutto e rifarlo. Perché credo che le cose si possano sempre aggiustare, sistemare e migliorare.


Caro 2019, non posso dire che mi hai riservato grandi lezioni di vita, hai parlato poco e agito tanto. Tra tutto però, per quel momento, quel singolo momento che sei riuscito a mostrarmi, non ti saprò mai dire grazie abbastanza.


Mi rivedo nella cucina a filtrare quell’impasto solido e mi abbraccerei da sola. Mi hai ricordato di avere qualcosa che pensavo di aver perso: la fiducia.


La fiducia cieca, senza alcun tipo di resistenza e non senza paura.


I pancake quella mattina non mi sono riusciti e come loro, tantissime altre cose e va bene così. Ci sono cose che vanno semplicemente buttate e io non sono brava a farlo, ma non finirò quest’anno colpevolizzandomi per quello che mi manca. Voglio festeggiare e festeggiarti per tutto quello che ho scoperto di avere.


Caro 2019, hai mai sentito il detto ‘mi tremano le ginocchia?’ Giusto per sapere se lo hai preso alla lettera o se semplicemente è stato un caso. Perché le ginocchia hanno iniziato a tremare davvero e con loro tanto altro.


L'incertezza e l'instabilità di quando iniziano a tremare le tue certezze mi hanno donato tanto, quindi alla fine mi toccherà anche ringraziarti.


Grazie perché mi hai fatto vedere cosa so dare quando scelgo di farlo.

Grazie per i silenzi che mi hai fatto ascoltare, tutte le restanti parole sono tornate con un peso diverso. Grazie perché non sarei mai riuscita a superare tutti i limiti che mi hai posto se avessi avuto modo di aggirarli.


E grazie perchè, comunque sia andata, sono 364 le possibilità che mi hai concesso e sono molte di più di quante io ne abbia concesse a me stessa.


Tu sei stato il terremoto e io la scossa finale di assestamento. Credevo di aver fatto più casino di quanto me ne avessi presentato sul tavolo e invece penso di essermela cavata bene.


Tua,

Anna





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    These mountains that you are carrying, you were only supposed to climb.

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